silvia bolognese rana cambiamento

Non lasciarti andare, salta!

La metafora della rana è ormai nota da tempo grazie a un grande filosofo: oggi la reinterpreterò per te.

Ti sei mai chiesto se stai vivendo la tua vita o quella che pensi debba esserlo?

Ebbene sì, parliamo di aspetti completamente diversi. Fermati e rifletti insieme a me.

Spesso accettiamo in modo passivo quello che l’ambiente ci propone, senza reagire. A volte le scelte che facciamo non sono tutta farina del nostro sacco. Possiamo prendere una strada piuttosto che un’altra facendoci influenzare da persone a noi care; oppure ci troviamo di fronte a problemi che consideriamo più grandi della nostra capacità di risolverli e, per non reagire o affrontare con forza il cambiamento, prendiamo una scorciatoia. Una strada più semplice per arrivare fino in fondo, senza pensare a un vero traguardo.

Se stai leggendo il mio blog, saprai già che qualcosa non torna, non può andare. Su queste pagine ho già consigliato di porti obiettivi precisi per programmare il tuo cammino verso il successo e sentirti realmente realizzato.

Non devi assolutamente ritrovarti bollito come la rana di cui racconta Noam Chomsky. La metafora della rana resa celebre dal grande filosofo americano descrive la capacità dell’essere umano moderno di adattarsi a situazioni spiacevoli e deleterie senza reagire, se non quando ormai è troppo tardi.

In realtà il fenomeno della rana bollita risale ad una ricerca condotta dalla “John Hopkins University” nel lontano 1882. Durante un esperimento, alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana finiva inevitabilmente bollita.

Cosa racconta la metafora

La metafora utilizzata da Chomsky, che riporta all’esperimento universitario, ha una potenza evidente. Il filosofo la utilizzava per parlare di una società nella quale il popolo è schiacciato dall’economia, dalla politica, dai media, e accetta passivamente il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori e dell’etica che derivano da questo continuo subire, in silenzio, senza mai reagire.

Applicato al mondo contemporaneo, il principio può essere calato in realtà diverse tra loro e usato per descrivere il comportamento delle persone indolenti, immobili, remissive, rinunciatarie.

E tu, come ti senti?

Riesci a pensare con la tua testa o ti senti alienato in un ambiente, in un sistema che ti governa senza avere la possibilità di reagire?

Quello che posso dirti è che non devi adagiarti: se ti senti stritolato in una condizione che non senti propria o congeniale, non aspettare che il tempo decida per te, che la soluzione arrivi dall’alto.

Non lasciarti avvolgere dall’abitudine: trova i tuoi tempi, il tuo spazio. Trova la tua strada e salta, sempre più in alto, verso il tuo traguardo.

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